Navi militari romane. Storia e origine, alla scoperta di un capolavoro di modellismo

Usate prima dai greci e poi dai romani, alla conquista (e per la difesa) del grande Mar Mediterraneo, le navi militari dell’epoca a cavallo tra il IV secolo a. C. e il I secolo d. C. sono dei capolavori di ingegneria. Belle da vedere e da conservare, grazie alla riproduzione in scala 1:48 creata da Hachette, sono state protagoniste delle più grandi e importanti battaglie del periodo classico, in particolare dopo la guerra del Peloponneso.

Hachette, nello specifico, ha deciso di creare per voi appassionati di modellismo una Quinquereme, una delle grandi navi da guerra facente parte dell’invincibile flotta romana, chiamata anche pentera (dal greco antico). Averla in casa vi garantirà la possibilità di rivivere e immaginare i momenti salienti delle grandi battaglie dell’epoca classica, abbandonandovi ai racconti degli storici del tempo.

Un formidabile mezzo bellico, sviluppato su 45 metri di lunghezza e 8 di larghezza e un pescaggio di più di un metro, in grado di trasportare più fanti di marina e di fornire una protezione migliore contro gli speronamenti degli eserciti nemici. La potenza delle Quinqueremi era tale che divenne prerogativa delle flotte più grandi, come appunto quella egiziana, romana, cartaginese e ateniese. Il suo exploit si ebbe nel periodo della seconda guerra punica, quando furono in 220 le Quinqueremi della Repubblica Romana a solcare in mare, a fronte di una media potenza, come il Regno di Pergamo, che aveva invece a disposizione solo 100 triremi.

Una macchina bellica, cesellata in ogni sua parte, dove ogni spazio veniva accuratamente calcolato per renderla inespugnabile e pronta all’attacco. Due le sue torri, dove stazionavo arcieri muniti di dardi incendiari. La sua potenza in fanteria poggiava su 300 vogatori e 120 milites classiarii. Veloce e facilmente manovrabile, ideale per le operazioni a ridosso della costa, grazie al suo scarso pescaggio.

Potrete ammirarla nella sua riproduzione ricreata da Hachette e naturalmente proteggerla con una teca Ecometa da urti, polvere e usura, oltre che donarle lo spazio che merita in casa vostra. Per maggiori informazioni su come averla, potete visitare il sito Ecometa.

L’idea giusta per un regalo di Natale? Fai gli auguri con una teca!

È partito ormai da alcuni giorni il countdown per l’acquisto al migliore regalo di Natale per amici, parenti, colleghi di lavoro. E c’è chi, spesso a corto dell’idea giusta, si rifugerà all’ultimo minuto in offerte ritrovate online o, peggio, in suggerimenti improbabili. Sarebbe quindi preferibile non farsi trovare impreparati e scegliere per tempo il vostro regalo per i vostri cari o amici. Diciamo un bel “no” all’improvvisazione e proviamo a trovare la soluzione più adatta che fa al caso vostro.

Se conoscete abbastanza il destinatario del vostro presente, e, ad esempio, sapete che ama collezionare i suoi oggetti preferiti, o ancora dispone di manufatti, prodotti e ‘cose belle’ da impreziosire, questo articolo potrebbe fare per voi. Perché ciò che vi proponiamo è di regalare una teca.

Perché? Vi rispondiamo in poche semplici parole: a chi non piacerebbe proteggere ciò che ama? Regalare una teca consente infatti di salvaguardare oggetti, magari antichi o con una storia che viene da lontano, e che per lungo tempo ha cercato di avere e custodire in casa. O ancora: permette di donare a collezioni e prodotti, senza spreco di materiale e con rispetto per l’ambiente, l’attenzione che meritano, ricavando per loro uno spazio di rilievo nei luoghi che abitate. La teca, inoltre, non occupa spazio, ma anzi ne ricava uno più adatto per oggetti e collezioni da preservare.

Inoltre, avere a disposizione una teca consente di ovviare, almeno in parte, alla noiosa necessità di spolverare e ripulire le collezioni composte da piccoli e cesellati oggetti di mariti, compagni e figli appassionati. La teca avrà infatti il compito efficace non solo di impreziosire questi oggetti, ma anche di proteggerli da eventuali danni, dalle condizioni atmosferiche, dal tempo.

Tutto ciò è possibile con Ecometa, azienda leader nella produzione di teche in plexiglass. Si tratta di prodotti resistenti a urti e ingiallimenti, assemblati grazie alla scelta di lastre di prima scelta. Teche leggere, grazie al plexiglass pesante la metà del vetro, e sicure anche in presenza di bambini e animali domestici. Ecometa, infatti, sceglie il plexiglass anche perché non si frantuma se subisce un colpo o una caduta.

Potrete così scegliere di regalare per Natale una teca Arca che dura una vita, con la garanzia di donare un prodotto che valorizza i beni conservati al suo interno e con la possibilità di spedirla in maniera assicurata in tutta Italia.

Origine e storia del Plexiglas. Un marchio, una garanzia di qualità

Acrivill, Altuglas, Deglas, Limacryl. Sono tanti i nomi commerciali del Plexiglas, materiale così chiamato, seppur erroneamente, nel tempo. Parliamo in realtà del polimetilmetacrilato, la cui abbreviazione è PMMA, comunemente chiamato metacrilato, che prende denominazione completa per via dei suoi polimeri strutturali.

Perché allora ‘Plexiglas’? Come per il caso della famosa penna a sfera, ora conosciuta come “Bic” per via dell’azienda francese che la introdusse sul mercato nel 1945 identificandola e rendendola conosciuta ai più, anche Plexiglas è il marchio con cui il polimetilmetacrilato è stato commercializzato, diventando così il termine di uso comune, utile a indicarne l’esistenza stessa.

Il ‘Plexiglas’ deve dunque la sua nascita al chimico tedesco Otto Rohm, che lo ideò e sviluppò insieme ai suoi collaboratori quasi un secolo fa, nel 1928. Per ottenerlo, Rohm aveva unito incollato due lastre di vetro con una colla sintetica trasparente. Si rese conto poi nei suoi esperimenti che, nonostante maltrattasse questo doppio vetro con un martello o con una punta, esso non si frantumava, reggendo i colpi e le sollecitazioni.

Dopo questo successo, a distribuire per prima questo materiale, nel 1933, fu l’azienda dell’imprenditore Otto Hass, la Rohm & Hass appunto, che registrò il marchio Plexiglass, ora diventato proprietà di Evonick, attuale fornitore delle lastre di Ecometa. Come dire una storia tanto lunga quanto duratura, proprio come le teche che vi forniamo per proteggere le vostre collezioni e i vostri oggetti più cari. Pensate che lo stesso Röhm produsse per uso personale lenti per occhiali i PMMA, che portò con sé per tutta la vita.

Ulteriore curiosità sull’origine di un materiale così resistente è il fatto che nel 1936 venne prodotta la prima lastra acrilica dall’azienda inglese ICI Acrylics. Il prodotto venne così chiamata Perspex, derivato dal termine latino “perspicio”, ossia “vedo attraverso”. Un elemento che ne racconta la sua brillantezza e trasparenza, tanto da ricordare, e superare nell’effetto, le caratteristiche del vetro. Uno dei primi impieghi commerciali del Plexiglass fu, nel 1956, la realizzazione del coperchio della radio-giradischi Braun SK 4.

Collezionismo, gli oggetti che varranno una fortuna. Preservali con la teca giusta

Chi avrebbe mai pensato che il mondo del collezionismo fosse un investimento valido e alternativo per il futuro? Una garanzia per gli anni a venire, insomma, tanto che esiste una ricerca del Times Money, l’inserto economico del del famoso quotidiano britannico, che racconta quali saranno gli oggetti che, una volta collezionati, varranno una fortuna nei prossimi anni. Solo per citarne alcuni, il Times parla di la borsa “I’M Not A Plastic Bag” di Anya Hindmarch, che potrebbe arrivare a valere nel 2030 anche 663 euro; gli ormai ‘vecchi’ telefonini Motorola, per i quali sembra impossibile stabilire un valore reale, ma che dovrebbe aggirarsi intorno a circa 130 euro; i ‘sempreverdi’ autografi delle celebrità, da stimare in base alla caratura del personaggio; i libri per bambini, o generalmente tutto ciò che è cartaceo, per via dell’incedere sul mercato degli ebook; fino ad arrivare al tappetino del mouse, invenzione dei nostri giorni, ma che difficilmente avrà un futuro, anch’esso per via dell’avanzare della tecnologia. Valore stimato? Dai 50 a i 130 euro.

Ecco perché Ecometa, per le vostre teche da collezionismo, punta anche sul materiale, resistente e sicuro, oltre che sulla qualità. La scelta migliore sarà dunque il plexiglass metacrilato, trasparente più del cristallo (cristallo 92% metacrilato 97%), con un elevato indice di trasmissione luminosa, ma in grado di regalare un effetto visivo e al tatto meno freddo. Un materiale versatile, per il quale non ci sarà confine alla creatività in fase progettuale, adattandosi perfettamente con il design contemporaneo e con concept moderni.

Da non tralasciare il peso: il plexiglass è sicuramente più leggero del vetro. Con la teca in plexiglass potrete stare tranquilli e scongiurare danni dopo un colpo o una caduta, grazie alla maggiore sicurezza nel caso in cui ci fossero bambini, animali domestici o altro pubblico.

La scelta ideale, per conservare e proteggere una passione che vale una fortuna.